In un mondo che cambia a ritmi vertiginosi, il futuro non è un’ipotesi lontana, ma una realtà concreta da governare. La Federodontotecnica, giovane e dinamica, si pone oggi non solo come voce degli odontotecnici italiani, ma come un vero e proprio crocevia di competenze, innovazione e ricambio generazionale. I nostri giovani professionisti, già affermati, stanno guidando questo cambiamento con idee fresche e tecnologie all’avanguardia, facendo evolvere la professione senza mai snaturarne le radici profonde.
Proprio in quest’ottica di rinnovamento, diventa fondamentale strutturare il passaggio generazionale e l’evoluzione della nostra figura. La risposta concreta a questa esigenza è la neonata Academy FederForma, nata con l’obiettivo strategico di erogare una formazione di eccellenza. Attraverso questo canale vogliamo camminare fianco a fianco con i giovani odontoiatri, costruendo percorsi formativi di eccellenza e lavorando nel pieno rispetto dei reciproci ruoli. Il futuro della salute orale non è un “orticello” privato, ma un terreno comune da coltivare.
Tuttavia, assistiamo ancora a uno spettacolo poco edificante: un muro contro muro innescato dall’arroccamento difensivo delle sigle odontoiatriche (ANDI, AIO e la Commissione Albo Odontoiatri – CAO).
L’opposizione al riconoscimento della nostra evoluzione professionale viene spesso giustificata con la formula della “tutela della salute del paziente” e del rischio di “ibridazione dei perimetri clinici” e di conseguenza il falso spettro dell’abusivismo.
La sentenza del Consiglio di Stato 932 del 2024 ha ribadito l’autonomia della nostra professione (normata fin dal 1928) nella costruzione di dispositivi medici su misura. Evolvere il profilo dell’odontotecnico non significa affatto “mettere le mani in bocca al paziente”, ma elevare gli standard formativi e qualitativi, la responsabilità e il controllo, a tutto beneficio del cittadino paziente. Anche la bufala della “sovrapposizione”: lo ha già chiarito lo stesso Consiglio di Stato che ha testualmente: escluso che la professione dell’odontotecnica, nei limiti in cui è oggi esercitata, vada a sovrapporsi con la professione di odontoiatra.
Se l’obiettivo della controparte fosse davvero la sicurezza, perché concentrarsi ossessivamente su professionisti qualificati come noi, tollerando zone d’ombra ben più inquietanti? Pensiamo a chi, privo di qualsiasi titolo sanitario, inserisce legalmente piercing in zone del corpo ad alto rischio infettivo (lingua, labbra, mucose ecc.) O, guardando all’interno degli stessi studi dentistici, parliamo del proliferare dei CSO (Collaboratore di Studio Odontoiatrico), figure commerciali dall’ambiguità evidente, o delle prestazioni cliniche illegalmente delegate alle ASO (come impronte, igiene, provvisori ecc.).
Il vero problema oggi non è l’abusivismo odontoiatrico, ormai inesistente, ma il ‘prestanomismo‘, fenomeno rispetto al quale le Associazioni odontoiatriche e la CAO fanno fatica a fornire dati precisi e a quantificare pubblicamente le azioni intraprese nei confronti dei propri iscritti.
Un altro problema è l’abusivismo odontotecnico, perpetrato nei confronti della professione, proprio in quegli studi dove personale non abilitato fabbrica dispositivi medici senza requisiti, spesso con la compiacenza del professionista di turno.
Gli odontotecnici non aspirano a fare ciò che non compete loro, ma difendono la propria professione. Chiediamo fermamente di superare questa impasse che genera solo contrasti e una pessima percezione sociale. È tempo di sedersi attorno a un tavolo unitario. La filiera dentale ha sfide ben più importanti da vincere; il futuro della salute orale non è un recinto da difendere a scapito del raccolto, ma un bene comune da coltivare insieme con modernità, competenza, sicurezza nel rispetto dei ruoli.
Presidente Nazionale Federodontotecnica
Gabriele Barbarossa
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